Ritorno alle origini: “la cucina contadina del ristorante Triggio”

Una cucina genuina e semplice e il ritorno al passato.

Al ristorante “Triggio” amiamo la materia prima e la trasformiamo per creare piatti unici. La nostra terra così ricca di storia e meraviglie agroalimentari ci permette di ricercare prodotti unici.
La cucina contadina può essere definita una vera e propria arte, con un ingegno tutto italiano e con un’immensa fantasia, spesso alimentata da donne che hanno fatto del bisogno e delle carenze economiche una vera e propria risorsa.
La cucina povera del Sannio è legata alla terra. Il Triggio trasforma al meglio gli ingredienti della cucina Sannio Beneventana. Una terra solcata da fiumi, mossa da colline e valli, con oliveti e piantagioni di tabacco, alberi di noce e vigneti da cui nascono ottimi vini DOC: Aglianico del Taburno, Guardiolo, Sannio, Falanghina, Sant’Agata de’ Goti e Solopaca.
Fatta di primi piatti e pietanze semplici, realizzate secondo un’arte capace di dare ad ogni cosa un gusto particolare, diverso dall’abituale, con regole ben radicate nell’animo popolare e tramandate a voce dalle madri alle figlie, la cucina sannita è un caleidoscopio di aromi, sapori e perfino colori che esaltano la tavola e rasserenano l’animo. Un’arte che non ha niente di scenico e spettacolare ma il cui segreto sta nell’accurata scelta degli ingredienti nelle giuste proporzioni, nel dosaggio dei condimenti, nell’accortezza dei tempi di cottura.
E’ una cucina che richiama alla memoria tempi lontani,quando il sedersi a tavola era ricco di significato, quando il pranzo creava emozioni e scandiva l’avvicendarsi dei grandi momenti familiari e principalmente delle feste religiose.
Grazie ad una tradizione così ben radicata, gli ingredienti base della gastronomia del Sannio sono ancora quelli di cui per secoli ha disposto una povera comunità di contadini e di pastori: ortaggi freschissimi, carni di agnello e capretto, farina di grano duro.
L’inventiva nella scelta degli elementi, la qualità delle materie prime, le cure attente nella preparazione trasformano però questi piatti in piccoli capolavori.
E’ alla tradizione contadina ed al concetto di riuso ed autosufficienza che ci dovremmo avvicinare per ritrovare il nostro modo di condividere il cibo, a quel “focolare” che scalda il calderone di rame cuocendo lentamente patate, uova, zuppe di legumi, minestre di verdure selvatiche e granaglie. Oggi questo modello è l’unico in grado di garantirci un futuro “biodiverso e rispettoso dei ritmi naturali della natura, delle sue cadenze e dei sui momenti di necessario riposo.
Rione Triggio
Il Triggio (dal latino trivium) è il quartiere compreso tra le mura longobarde di via Torre della Catena (che si aprono in Port’Arsa), Piazza Cardinale Pacca (o Piazza Santa Maria) e il Duomo. Era il cuore della cosiddetta città nuova longobarda.
La zona tradizionalmente era piuttosto malsana (secondo un vecchio detto Chi passa p’ ‘u Triggio e nunn è criticato, è triggiaiole o stanno ‘ncarcerate o stanno malate). Un massiccio risanamento di buona parte del rione si ebbe nel 1888-1889 ad opera del sindaco Giovanni Bosco Lucarelli, al quale fu intitolata anche una strada del rione. La spesa complessiva per fognatura, per lastricato ecc. ammontò a 65.149,32 lire. Ultimati i lavori dall’appaltatore Giovanni Imperlino, nel novembre del 1889 vennero collaudati dall’ing. Paolo De Lucia.
Il Triggio conserva buona parte della sua topografia medievale, fatta di stretti vicoli intricati sui quali si affacciano vecchi edifici. Dal duomo si accede al quartiere tramite l’arco del Sacramento, massiccia porta in mattoni dell’epoca post-traianea, affiancata da un’area archeologica in via di sistemazione. Da qui, sulla destra, parte via San Filippo, che conduce alle spalle di piazza Santa Maria; tra i vicoli si trova la casa di San Gennaro, mentre in fondo alla via è la chiesa barocca di San Filippo con il suo convento.
Via Carlo Torre, invece, discende fino all’omonimo largo, posto sulla strada principale del rione. Questa, proseguendo a sinistra, conduce ai vicoli più suggestivi del rione: via Angelo Catone e la Calata Olivella, che riporta dietro al palazzo arcivescovile. Sono vicoli entrambi molto stretti, delimitati da antichi muri e case. Ad est rimangono pochissimi resti della longobarda chiesa di San Modesto, distrutta dal conflitto mondiale.
Verso destra invece, oltre la Facoltà di Scienze dell’università, si trova la piazza Caio Ponzio Telesino, dove si affaccia il Teatro romano, con la chiesa di Santa Maria della Verità costruita sulle sue rovine. La piazza, appena ripavimentata, comunica con via Torre della Catena tramite un ampio varco nelle mura.
Al nord del Teatro Romano è precisamente fra Piazza Manfredi Di Svevia e via Degli Orti, si trova un piazzetta, realizzata dall’amministrazione comunale è terminata l’11 giugno del 2010, chiamata “Largo Manfredi di Svevia”. La realizzazione della piazzetta, riqualifica un’area di notevole interesse storico, che era abbandonata da molti anni.
Oltre, la strada conduce verso Port’Arsa: questa zona presenta costruzioni recenti e vaste aree non edificate.
Nasce in questo meraviglioso quartiere il ristorante “TRIGGIO” un concetto, un luogo di incontro tra piccoli produttori e clienti.
Una vetrina per le piccole aziende, dove possono presentare i loro prodotti e organizzare visite presso le loro aziende.
Luogo di conoscenza del territorio del territorio, dove ogni prodotto viene presentato ai nostri clienti per meglio apprezzare il lavoro e il sacrificio di chi l’ha prodotto.
Luogo che esso stesso è storia del territorio, sono visibili mura longobarde e archi e volte romane.

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